“ZAPPATORE” un successo lungo 100 anni

“Zappatore”, il cavallo di battaglia di Mario Merola, è una canzone tuttora popolarissima, che viene spesso parodiata e citata, per le tante frasi “cult” contenute.

Ma non fu Merola a cantarla per primo. Risale addirittura al 1928, e fu scritta dal maestro Libero Bovio, autore di una serie sterminata di classici napoletani.

Fu incisa inizialmente dall’attore e “cantautore” Gennaro Pasquariello, nel 1929, il primo di circa 150 artisti che, nel tempo, la incisero a loro volta.

La canzone, grazie all’immediato successo, fu riadattata in forma di sceneggiata, portata in teatro nel 1930, e riproposta fino ai giorni nostri.

Il primo adattamento cinematografico dal titolo “Zappatore – Rinnego mio figlio” risale invece al 1950 e vedeva come protagonisti Marisa Merlini e Nino Marchesino, ma dubito abbia ottenuto un grande successo.

Il film del 1980 invece spopolò. Era diretto da Alfonso Brescia, e interpretato da un intensissimo Mario Merola.

Fu il 60esimo film più visto di quella stagione (Vestito per Uccidere di Brian de Palma fu il 61esimo, per dire) e vedeva un cast curioso: Regina Bianchi, Gerardo Amato (il fratello di Placido), Mara Venier (doppiata – presumo – con un delizioso accento americano), Aldo Giuffré, e tanti altri caratteristi del cinema di quegli anni.

Con il senno di poi, risulta un film scritto e girato (ma anche fotografato) con mestiere e furbizia, con l’intenzione precisa di ricalcare quell’immaginario tipico dei film alla mariomerola, quel cinema che prendeva a prestito gli stilemi della sceneggiata e del melodramma, e che era destinato a un pubblico, come dire, di “bocca buona”.

Con la differenza che in questa produzione si ravvisa una maggiore disponibilità di budget, con esterni girati a New York, e un cast dignitoso. Ma c’è anche meno dialetto napoletano, in previsione forse, di una distribuzione non solo locale, come poi avvenne.

È un film da cinema popolare, che oltre al melodramma principale, contiene (come da tradizione) una sua “linea comica” (con la coppia Rizzo-Montanaro), la parte “action”, quella musicale (con Merola che di tanto in tanto ci delizia con una qualche sua “hit”) e con la parte finale che mira a far piangere lo spettatore, riuscendoci pure benissimo.

La storia del giovane avvocato che tenta l’arrampicata sociale e rinnega i genitori contadini, con il padre che va in America a riprenderselo nel bel mezzo di un ricevimento e gli dice “addenocchiate e vaseme ‘sti mmane” contiene forse elementi archetipici, ancestrali, se colpisce e commuove così tanto.

Di fatto, “Zappatore” rimane un film piacevole da guardare, che scorre con ritmo, e che vale la visione anche solo per l’ormai leggendaria scena finale, quando Merola fa irruzione al ricevimento tra “uommene scicche e femmene pittate” e fa la sua scenata, anzi sceneggiata.

È un film che nonostante tutti gli sforzi (e come un po’ per tutti i film di Brescia) non sono proprio riuscito a non farmelo piacere.

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