Edizioni lancio: la Netflix degli anni 70

La Edizioni Lancio fu una casa editrice italiana. Fondata nel 1936 come semplice agenzia di pubblicità, (da qui il nome) esordisce nel 1947 nel mondo dell’editoria con la rivista Lancio CineStadio, venduta a un prezzo irrisorio e dedicata al mondo del cinema e dello sportma che in realtà veniva utilizzata essenzialmente come veicolo di promozione pubblicitaria per le aziende (un’antesignana della moderna Free Press).

Fu verso la metà degli anni ’60 che la Lancio fece il grande salto, rilevando la prima rivista di fotoromanzi del mondo, l’italiana Sogno (che fu ceduta poiché si riteneva che il fotoromanzo, in voga nel dopoguerra, avesse fatto il suo tempo) e dedicandosi esclusivamente alla produzione di questi “cineromanzi” (come si chiamavano all’epoca), affiancando a questo periodico le riviste Letizia, Charme, Marina, Kolossal e molte altree preparando il terreno per l’incredibile boom editoriale degli anni 70.

Per dare un’idea di quanto fu importante nella cultura popolare di 40 anni fa (non solo italiana, ma di mezzo mondo, e del Sudamerica in particolare) essa potrebbe benissimo essere definita la Netflix degli anni 70, soprattutto se si considera che oltre a produrre fotoromanzi, pubblicava ben due riviste a fumetti, Lanciostory e Skorpio, le prime del genere in Italia destinate ad un pubblico adulto e che contemplassero l’idea di fumetto come forma d’arte. In tutto il periodo degli anni 70, la Edizioni Lancio sfornava ogni mese decine di storie auto-conclusive o seriali, e vendeva, già solo in Italia, parecchie centinaia di migliaia di copie per ogni singolo numero delle sue diverse collane, arrivando a stampare un totale di oltre 5 milioni di copie al mese e con un bacino di oltre 15 milioni di lettori. Numeri incredibili. Le sue storie, in quegli anni, erano, come già detto, esportate e tradotte in tutto il mondo, addirittura in India e nei Paesi Arabi. 

La Lancio, infatti, non aveva rivali nel mondo (in un genere, tra l’altro, inventato in Italia) e si caratterizzava per l’altissima qualità delle sue produzioni, per la particolare e inarrivabile resa dei colori delle sue immagini, e per il tentativo più che riuscito di riabilitare e “nobilizzare” un genere relegato alle “storie d’amore”, dando vita a storie poliziesche o “paranormali”, o “fondendo” il fumetto con il fotoromanzo, in un gioco di rimbalzo con LancioStory,  riuscendo così con successo ad allargare il suo target di riferimento.

La Lancio, forte del suo strepitoso successo editoriale, tentò anche la carta del cinema e nel 1974 produsse il drammatico-sentimentale Ancora una volta a Venezia (tratto da una storia pubblicata tempo prima), con la regia di Claudio Giorgi. Per l’occasione furono reclutati molti dei suoi attori e delle sue maestranze, tra cui, come protagonisti, due divi di punta della casa: Katiuscia e Franco Dani
Col senno di poi risulta un film interessante, un lacrima movie “chic” un tantino pretenzioso e patinato che strizzava l’occhio alle atmosfere di Visconti, ma che si rivelò un clamoroso flop e che fece subito tornare la Casa Editrice sui suoi passi. Fu un insuccesso che dimostrò quanto il pubblico del cinema e dei fotoromanzi fossero ben diversi, ma che dimostrò in primo luogo come l’estetica del fotoromanzo conservasse una sua dignità artistica solo se prodotta in quanto tale e non attraverso tentativi di riformularsi così platealmente con un diverso tipo di fruizione.

Ma attorno alle Edizioni Lancio girava comunque a quei tempi un vero e proprio Star-System e molti di quegli attori sono ricordati oggi come icone dell’immaginario collettivo popolare di quegli anni: Franco Gasparri, i già citati Katiuscia Franco Dani, Claudia Rivelli (sorella di Ornella Muti), Michela Roc, solo per citarne alcuni.

Ma come si spiega un tale successo editoriale? L’Italia di quegli anni era sotto la morsa del terrorismo, erano i cosiddetti “anni di piombo”, erano anni di scontri e di lotte sindacali. Si respirava rabbia e paura. Forse un interesse così massiccio verso i fotoromanzi Lancio si spiega solo dal grande bisogno di evasione che la televisione non era ancora in grado di soddisfare, e che il cinema intercettava solo in parte. 
Ma c’e’ anche da dire che la concorrenza (Bolero, Grand Hotel, Ragazza In) non riusciva propriamente a rispondere a tale bisogno e ad eguagliare la Lancio in termini di vendita e di qualità, pur ricorrendo a nomi di richiamo per i suoi “attori”, quali divi del cinema, della musica o della televisione. Anzi, tali periodici, di case editrici diverse, trovavano la loro ragione d’essere, in quegli anni, proprio sfruttando la risonanza del successo della Lancio

Per questo a mio avviso, la chiave, il “segreto” della Edizioni Lancio era evidentemente l’altissima qualità delle sue produzioni e il garbo con cui si approcciava ai suoi lettori, se si considera che tra le pagine dei suoi periodici non appariva mai nessuna pubblicità che “volgarizzasse” quell’universo, se non riferita alle pubblicazioni successive della casa editrice.

I fotoromanzi Lancio erano a portata di mano di tutti, reperibili ovunque, si leggevano in casa, dal parrucchiere, dal dentista, avevano prezzi accessibilissimi e soddisfavano pienamente quel largo  bisogno di evasione di cui si è parlato, alimentato anche dallo star-system interno ed esclusivo, che la Lancio aveva sapientemente costruito, e che toccò il suo apice proprio col fenomeno divistico di Franco Gasparri, la cui immagine era strettamente legata a questa casa editrice.

Franco Gasparri fu infatti l’attore che ebbe più popolarità in assoluto, e che divenne presto anche un’icona del cinema di quegli anni. Pur non abbandonando mai il mondo dei fotoromanzi, l’attore girò in quegli anni una manciata di film di grande successo tra cui la fortunatissima trilogia di Mark il poliziotto e altri pseudo-erotici in coppia con Zeudi Araya. Proprio all’apice della sua folgorante carriera, nel 1980, l’attore fu vittima di un incidente in moto, e rimase paralizzato, ritirandosi definitivamente dalle scene ed evitando in maniera quasi maniacale ogni apparizione in pubblico. Morì nel 1999 a 49 anni.

L’incidente dell’attore rappresentò in qualche modo anche l’inizio della lenta parabola discendente della Lancio, che pur continuando a sfornare fotoromanzi a ritmo forsennato, per tutto l’arco degli anni 80 e degli anni 90, non riuscì mai più, neanche lontanamente, ad avvicinarsi ai fasti del decennio d’oro. I tempi erano cambiati, e la televisione, con l’arrivo di centinaia di emittenti locali, con le sue telenovelas, i suoi telefilm, i suoi cartoni giapponesi, ma anche con l’esplosione  di un nuovo divismo dirompente, messo a segno dall’industria discografica anglosassone, avevano pienamente sostituito questa fantomatica domanda di “sogno” e di evasione, forse facendo anche tesoro dell’insegnamento della Lancio.
Risulta paradossale infatti, come le “fotonovelas” italiane, famosissime in tutte il Sudamerica, avessero ispirato, per contenuti e tecniche narrative, le telenovelas sudamericane, che in un gioco di rimando a livello “intercontinentale” avrebbero preso idealmente il loro posto anche in Italia. Lo stesso Paese era cambiato, gli anni 80 erano di per sé anni leggeri ed esteticamente di rottura, l’ingenuità, il pudore, e il classicismo dei fotoromanzi non aderivano più a una “domanda” che guardava altrove, se si considera che gli anni ’80 furono anche gli anni dei Duran Duran e di una certa femminilizzazione dell’estetica maschile.

La Lancio continuò a produrre fotoromanzi fino alla chiusura avvenuta nel 2011, più per esportarli che per venderli in casa, e non si piegò mai a leggi di mercato dettate dalla moda, o dalle logiche televisive, che ne snaturassero la sua estetica, rimanendo fedele alla sua classicità. Ma a quanto pare il gioco non valeva la candela, se con la morte del suo proprietario, la famiglia decise di chiudere definitivamente l’azienda, decretando ufficialmente la fine di un prodotto editoriale tutto italiano che durò per ben cinquant’anni e che proprio grazie alla Lancio acquistò una sua dignità artistica.

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