Lo strano caso tedesco di Cenerentola 80

“Utilizzare” il Cinema come veicolo di promozione discografica, o per sfruttare un successo musicale, ha spesso portato ad effetti disastrosi, sia in termini commerciali che in termini di riuscita artistica del prodotto, soprattutto in Italia e soprattutto dalla metà degli anni 70, quando la formula del musicarello, in voga negli anni 60, si era ormai esaurita, e gli autori cercavano di sperimentare nuovi registri narrativi che contemplassero anche un po’ di performance canterine da parte del “cantante-famoso” sui cui attorno era costruito il film. 

Esempi “imbarazzanti” di quel periodo ce ne sono parecchi, dal Figlio delle stelle con Alan Sorrenti (diretto da un quasi esordiente Carlo Vanzina) al Ciao Ní di sorcina memoria, senza dimenticare Piange il Telefono con Domenico Modugno, o Ciao Mà girato attorno a Vasco Rossi. 

Cenerentola ’80 appartiene più o meno a questa categoria di prodotti, ma nei risultati è qualcosa d’altro, di più ambizioso, nelle intenzioni vuole piuttosto assomigliare a Flashdance, o a Saranno Famosi. 
Il film non a caso si apre sullo sfondo di Brooklyn e con i primi dialoghi all’interno della High School Performing Art, la “stessa” del capolavoro di Alan Parker.

È un film girato in inglese, e con pretese internazionali.

Quale miglior modo per lanciare sul mercato musicale internazionale una nuova artista, brava e promettente, a costo zero, anzi facendosi pagare per i diritti della pellicola?
Sarà stato forse questo il ragionamento di Guido e Maurizio de Angelis, i leggendari musicisti, che sulla carta risultano solo come gli autori della colonna sonora del film, ma che hanno ovviamente avuto un ruolo molto più importante, se non fondamentale, nella produzione di Cenerentola ’80.

Furono i due fratelli a scoprire l’anno prima negli Stati Uniti l’esordiente Bonnie (Lory) Bianco, la cantante italoamericana protagonista di questo film, e furono sempre i due fratelli a metterla sotto contratto per la loro etichetta Kangaroo, curandone tutta la produzione artistica, dalla scrittura dei brani agli arrangiamenti. 
Il film è dunque palesemente costruito per lanciare sul mercato discografico la cantante, visto che è confezionato anche con un bel pacchetto di canzoni pronte da immettere sul mercato.

E’ questa, a mio avviso, la genesi e la ragione di essere della pellicola, col tempo finita nel dimenticatoio della cultura di massa, ma “rimasta nel cuore” di molti adolescenti dell’epoca (e lo testimoniano i commenti positivi in coda alle clip su youtube e nelle varie recensioni in giro per la rete). 

Cenerentola ’80, conosciuto all’estero come Cinderella ’80 è un film per la televisione del 1983 prodotto dalla Rai e dalla francese Television Center, e diretto da Roberto Malenotti.
Una pellicola girata con “larghi” mezzi, con esterni a Brooklyn e a Roma e che annovera nel cast, oltre ai giovani protagonisti, un poker di attori italiani di conclamato prestigio: Sandra Milo, Adolfo Celi, Sylva Koscina e Vittorio Caprioli. 

Il fiore all’occhiello, la ciliegina sulla torta di tutta l’operazione era rappresentata però dalla guest star Pierre Cosso, l’attore francese appena reduce del “successo” de Il Tempo delle Mele 2, e molto in auge in quel periodo. 

La storia, ovviamente, è la fiaba di Cenerentola in chiave moderna e pop. 

Esiste in diverse versioni con un diverso minutaggio: quella integrale è di 200 minuti, ma le due edizioni che conosciamo “ufficialmente” in Italia sono una da 80 minuti e destinata alle sale cinematografiche e l’altra da 180 minuti trasmessa su Raidue in due parti.

La pellicola debuttò nelle sale cinematografiche italiane verso la fine di Febbraio del 1984, in concomitanza con il Festival di Sanremo dal cui palco i due protagonisti del film, Pierre Cosso e Bonnie Bianco si esibirono, ospiti, durante la serata finale, in un playback di Stay (la canzone di punta, il 45 giri) per promuovere il film.

Ma nonostante la buona promozione, e le buone intenzioni, il film non decollò, incassando in totale la misera cifra di 421.957.000 di Lire, che corrispondono, a conti fatti, a più o meno 600.000 Euro attuali. 
Il passaggio televisivo non andò meglio: l’insuccesso nelle sale, aveva portato i dirigenti Rai a non investire più di tanto nella promozione e nella collocazione del prodotto e il passaggio in tv avvenne quasi in sordina su Raidue, diciotto mesi dopo.

La canzone Stay, che nelle intenzioni doveva essere una hit, non andò oltre la settima posizione della Top Ten e alla fine del 1984 risultò solo al 64 posto tra i 100 dischi più venduti di quell’anno, mentre la colonna sonora, che in effetti doveva essere l’album d’esordio di Bonnie Bianco, non risultò neanche tra i primi 100. 

Un flop. 

Succede però che il film viene comprato dalla Televisione di Stato della Germania dell’Est e trasmesso nel 1986 in due puntate. A quei tempi, i segnali televisivi delle due Germanie erano irradiati in tutto il territorio tedesco, e il film suscito’ un certo interesse anche nella Germania dell’Ovest, tanto che la TFR, la rete nazionale, decise di acquistarne la versione da 200 minuti, e di trasmetterla in quattro puntate, per quattro settimane, forte del fatto che molti l’avrebbero seguita volentieri in un nuovo doppiaggio migliorato e in una edizione più lunga, visto il gradimento della prima messa in onda.

Il successo fu enorme: basti pensare che in concomitanza con la trasmissione, la canzone Stay rimase in classifica alla prima posizione per sei settimane e la colonna sonora originale del film si attestò anch’essa in cima alle classifiche. 
Il successo fu cosí travolgente che anche l’Austria, la Svizzera, e la Danimarca si affrettarono a trasmetterlo nelle loro televisioni. 
La pellicola tuttora è considerata un cult in Germania e se oggi possiamo ammirarla nella sua versione integrale e in Blu-Ray è proprio grazie alle continue edizioni celebrative messe in commercio in quel paese. Inoltre fu proprio grazie all’exploit tedesco che il film circolò poi nelle televisioni di mezzo mondo. 

Ma, a conti fatti, il prodotto riuscì nel suo intento originario? E cioè riuscì a lanciare Bonnie Bianco nel firmamento musicale? 
Si e no. La cantante dopo il flop italiano, e ancor prima dell’exploit tedesco – e con alle spalle pochissimi dischi venduti – lavorò su Rai Uno, come ospite fissa, nel varietà Al Paradise, sempre prodotta musicalmente dai fratelli De Angelis, allo scopo probabilmente di rendersi popolare, ma in un contesto televisivo che non le apparteneva.

Recitò anche in un altro film musicale per la Rai nel 1986, Molly ‘O con più o meno gli stessi autori di Cenerentola 80 e con la produzione musicale sempre dei De Angelis, ma con scarsissimi risultati: il film era lontano dallo “sforzo” produttivo del precedente.

Quando, quasi a tre anni di distanza dal flop italiano, il fenomeno Cinderella ’87 scoppiò in Germania, la cantante fu accolta in quel Paese come una star. 

Fu così che cogliendo la palla al balzo, Bonnie Bianco si affidò a produttori tedeschi, trasferendosi definitivamente in Germania, e rimanendoci fino a pochi anni fa. 

Ma l’artista non consolidò mai la sua carriera, non ottenne mai quel grande successo internazionale che inseguiva e che forse meritava. 
Oggi si dedica alla auto-produzione di album in cui si esibisce in canti religiosi, essendo divenuta nel frattempo una fervente cristiana. 

Cenerentola ’80 aldilà delle intenzioni, aldilà dello strano successo/insuccesso, e aldilà delle feroci e ingiustificate critiche dell’epoca, che forse hanno contribuito ad affossarlo in Italia, è un film dignitoso, ben scritto, ben girato e ben interpretato, da riguardare oggi soprattutto per la sua capacità postuma di raccontare i primi anni 80, secondo quelli che erano i gusti adolescenziali dell’epoca.

Un film di genere, certo, ma proprio perché di genere, destinato ad essere pregiudizialmente criticato e dimenticato insieme ad altri già citati film simili, ma da cui prende le distanze, in primis per un certo impegno produttivo e un cast di buon livello, e infine per il carisma di Bonnie Bianco, che seppur esordiente, seppe dare un certo “carattere” a tutta l’operazione.

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