“La Schiava Isaura” e il destino segnato di Retequattro

Il network Retequattro, di proprietà Mondadori, nacque ufficialmente il 4 Gennaio del 1982, con un circuito a cui aderirono ben 26 emittenti locali, distribuite su tutto il territorio nazionale, e con un entusiasta Enzo Tortora come direttore editoriale della rete. Il palinsesto si presentava piuttosto competitivo: film in prima visione (come Star Wars, e altri blockbuster dell’epoca), programmi giornalistici, sceneggiati internazionali. La programmazione fu inaugurata alle 14.00 con il ciclo Storie di Vita, contenitore “femminile” all’interno del quale venne trasmesso in “prima visione TV” La Schiava Isaura.

E per la prima volta, sulle Guide Tv italiane, apparve la dicitura “telenovela” accanto al titolo di un programma televisivo.

La Schiava Isaura fu in effetti la prima telenovela in assoluto ad essere trasmessa in Italia, e fu anche per merito del suo straordinario successo che da lí a poco le emittenti locali si sarebbero trovate ad affollare i loro palinsesti di questi nuovi romanzi televisivi che ci giungevano dal Sudamerica.

Per telenovela, si intende tecnicamente uno sceneggiato di provenienza sudamericana, girato con mezzi televisivi e destinato a coprire un’intera stagione con la messa in onda quotidiana, rivolto maggiormente ad un pubblico femminile e nel quale si sviluppano storie che (seppur spesso rivestite di modernismo) si rifanno alle tematiche del feuilleton, del romanzo d’appendice: una tradizione televisiva erede del radiodramma

A differenza della statunitense soap opera, che “non finisce mai”, la telenovela è destinata a contenere una storia, seppur lunga, con un suo inizio, un suo sviluppo e un suo finale. 

Quando nel 1982 La Schiava Isaura arrivò in Italia, aveva già letteralmente fatto il giro del mondo, visto che fu prodotta nel ’76 e se si considera che detiene il record imbattuto di programma televisivo più esportato e più doppiato nel mondo.

La telenovela era stata prodotta in 100 puntate da 60 minuti dal colosso televisivo brasiliano Rede Globo ed era stata trasmessa da Ottobre del ’76 a Febbraio del ‘77 ottenendo in patria un successo clamoroso, tale da richiamare l’interesse dei distributori esteri. Era liberamente ispirato a un romanzo abolizionista di fine Ottocento, dallo stesso titolo e scritto da Bernardo Guimarães.

Fu proprio la solidità e la struttura del racconto da cui fu tratto, il punto di forza di questa serie televisiva, ben sviluppata dal Re Mida di Rede Globo: lo showrunner Gilberto Braga,  che proprio con La Schiava Isaura inaugurò la sua sterminata serie di successi internazionali. Prodotti televisivi, che col senno di poi, hanno raccontato meglio di altri ben più blasonati, il costume e l’estetica pop degli anni 80, e che hanno lanciato nello star system internazionale attrici come Sonia Braga o la stessa Lucelia Santos, la giovanissima e talentuosa attrice che interpretò Isaura.

Molti di questi lavori, tra cui Dancin’ Days – altro exploit internazionale dell’epoca – sono giunti fino a noi proprio grazie alla prima Retequattro.

La Schiava Isaura in tempi non sospetti attraversò muri allora invalicabili: fu trasmesso in Russia, in Cina, nei Paesi Arabi, in India, in Africa, in Indonesia. Fu distribuito in 130 paesi e doppiato in 80 lingue diverse. 
E ovunque passò, lasciò il segno registrando ascolti altissimi e fenomeni di costume: si racconta che in Cina le fabbriche si fermassero durante la messa in onda, e che in Albania il personaggio di Isaura fosse diventato il simbolo della lotta al Regime. 

Aneddoti, leggende, e primati attorno al fenomeno de La Schiava Isaura se ne contano a decine, e provengono da ogni parte del mondo.
Viene da chiedersi dunque perché un tale successo, un tale interesse e afflato verso un apparente banale sceneggiato sudamericano in costume. 

Al contrario di quello che si potrebbe inizialmente supporre, il successo forse è da attribuire non solo alle tematiche della storia, comunque ben affrontate, e alla solidità del racconto originale, ma soprattutto alla buona qualità del prodotto, se contestualizzato al periodo in cui fu trasmesso, ai mezzi, e alla destinazione all’interno del palinsesto.

Dietro il successo globale dell’opera c’era, come già detto, il canale televisivo brasiliano Rede Globo, con alle spalle anni e anni di produzioni di questo tipo, con uno star-system interno, e con ascolti che lo rendevano il canale brasiliano di punta. C’era il mestiere.

La qualità di questo “romanzo” a episodi si nota nella scrittura dei dialoghi, nell’evidente bravura degli attori, ma anche nello sforzo storiografico di classicizzare il racconto, evitando ogni riferimento al presente.

Nelle scene sembra ci sia attenzione ai modi di porsi, ai ruoli, ai convenevoli dell’epoca in cui è ambientato. L’immersione “antropologica” in quel microcosmo di metà Ottocento è credibile e verosimile e il racconto è strutturato con un crescendo di situazioni, dapprima pacate, ma che diventano via via più drammatiche, e infine anche tragiche, con espedienti narrativi che tengono incollato lo spettatore fino al gran finale liberatorio.    

Inoltre il tema della schiavitù viene sviscerato in tutte le sue sfaccettature, approfondito senza banalismi e situazioni forzate. Viene messo anche in grande risalto il tema della condizione della donna in quel periodo storico, e di quanto anche l’essere moglie potesse essere una forma di schiavitù.

Visto con gli occhi disincantati di uno spettatore moderno, il prodotto appare sorprendentemente tuttora godibile, seppure l’atmosfera tipica della messa in scena televisiva anni ’70 è evidente.

La Schiava Isaura è una telenovela, e non sembra voglia essere altro, con tutti i suoi canoni narrativi e i suoi limiti tecnici, ma nel quale si nota uno sforzo produttivo superiore ai prodotti equivalenti dell’epoca. 

L’opera arrivò in Italia in una versione “ridotta” a 30 episodi di 40 minuti circa: un terzo rispetto alla versione originale. Questo ha forse giovato alla fruizione da parte del pubblico italiano, non ancora “pronto” ai ritmi lenti delle telenovelas che da lí a poco avrebbero invaso i palinsesti. 

Retequattro voleva essere una televisione generalista, orientata alla cultura e all’informazione, o almeno erano queste le intenzioni di Enzo Tortora, ma il successo de La Schiava Isaura segnò il destino del canale. 
Dopo i disastrosi flop di molti programmi autoprodotti, la rete si affrettò a compensare gli insuccessi importando e trasmettendo con un certo riscontro altre telenovelas di Rede Globo: Dancin’Days, Agua Viva, Ciranda de PedraMaron Glaçe, via via negli anni fino ad essere identificato come  il canale delle telenovelas per eccellenza. 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...