Mario Trevi – ‘A Pagella

A PAGELLA, interpretata da Mario Trevi (uno dei pilastri della musica napoletana popolare), uscì nel 1977 e fu da subito un exploit discografico, un successo straordinario che varcò i confini regionali e che si trasformò in un vero e proprio brand: dapprima un’opera teatrale nella tradizione della sceneggiata, replicata per anni, e poi un film, diretto da Ninì Grassia, uscito nel 1980 e che incassò all’epoca quasi due miliardi (e che vedeva la partecipazione di una irriconoscibile e intensissima Marisa Laurito, nel ruolo della moglie del protagonista).

La canzone, metà recitata e metà cantata, si regge su un delicatissimo equilibrio tra il trash più becero e più di pancia, e la denuncia sociale, e racconta la terrificante storia di un padre che vede uccidere il proprio figlio Gennarino, durante una rapina, mentre si trova con lui in gioielleria per acquistare un orologio, come premio per la promozione scolastica: “vorrei un orologio per questo bambino”.

Nel brano si ascolta proprio tutta l’azione: “fermi tutti questa è una rapina” ecc ecc. su un tappeto musicale drammaticissimo e (dobbiamo ammetterlo) ottimamente orchestrato.

Dopo la parte centrale cantata, in cui il protagonista riflette sulle speranze, ormai svanite, di mobilità sociale riposte nelle capacità scolastiche del figlio, il brano ritorna al recitato. Entra in scena la madre che chiede al protagonista “Gennarino addò sta? E’ stato promosso?”, e dopo che il protagonista comunica alla moglie che “Gennarino è muorto”, il brano termina tra le urla strazianti della madre, e in un tripudio di archi e fiati.

Come già detto, il brano punta direttamente e furbescamente alla pancia, ma a mio avviso, ha il merito (cosa rara in quel genere di produzioni) di non porsi dalla parte della malavita, ma dalla parte delle vittime, sensibilizzando in questo caso l’ascoltare sulle conseguenze della criminalità.

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