“Le avventure di Marco Polo”, il capolavoro perduto di Osamu Dezaki

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Le Avventure di Marco Polo” fu un anime a suo modo di prestigio, all’avanguardia per i gusti dell’epoca, dal carattere sperimentale. Ottenne, in Giappone, un modesto successo di pubblico, ma fu osannato dalla critica, per via della sua natura ibrida, tra il live action e la serie animata. 

Era un’opera rivolta ad un pubblico anche adulto, avventurosa, appassionante e didattica allo stesso tempo, e fu concepita per essere una serie di “qualità superiore” rispetto agli standard dell’epoca. Non a caso furono reclutati attori celebri per il doppiaggio, e la colonna sonora (oggi considerata un capolavoro) affidata a Kei Ogura, un cantautore “serio e impegnato”, estraneo, fino ad allora alle logiche televisive. Una sorta di De Gregori giapponese, per intenderci.

Fu prodotto e trasmesso a cadenza settimanale dalla Televisione di Stato Giapponese, la NHK, ogni Sabato dalle 19.30 alle 20.00, dal 7 Aprile del 1979 al 5 Aprile del 1980 per un totale di 43 episodi. 

Era l’orario settimanale in cui venivano trasmessi anime in prima visione mondiale e in esclusiva. Nella stessa fascia, prima di “Marco Polo” era stato trasmesso Capitan Futuro, successo planetario prodotto dalla TOEI Animation, e prima ancora il capolavoro Conan, Ragazzo del Futuro prodotto dalla Nippon Animation

All’epoca (e forse tuttora) le emittenti televisive si limitavano ad acquistare in esclusiva anime realizzati da case di produzione, come quelle appena citate, e i diritti di vendita all’estero e del merchandising rimanevano di proprietà dei produttori

Con “Marco Polo” fu diverso: fu la NHK a volere il progetto e a produrlo, e commissionò lo studio Madhouse per la realizzazione dei disegni animati, che dovevano andare ad integrarsi con delle scene live-action ricavate da materiale d’archivio della NHK, non girate per l’occasione. 

La regia di tutto il progetto fu affidata a Osamu Dezaki, un mostro sacro dell’animazione giapponese, autore di capolavori come Lady Oscar, Rocky Joe, Remi Le Sue Avventure. 

Il character design fu invece affidato ad Akio Sugino, altro gigante degli anime, colui che disegnò i volti di Jenny la Tennista, Remi, Occhi di Gatto, Gaiking, Il Tulipano Nero. 

In realtà, il progetto fu fortemente voluto dalla NHK poiché doveva fare da apripista, preparare il terreno e introdurre il pubblico giapponese, insieme ad altre iniziative televisive, a un mastodontico progetto della NHK, rimasto nella storia della televisione giapponese: The Silk Road che debuttò due giorni dopo l’ultimo episodio di “Marco Polo”

Un documentario in 12 episodi, girato senza badare a spese, con le più avanzate tecnologie di ripresa dell’epoca e che tracciava l’antica Via della Seta, da Chang’an (l’odierna Xi’an) fino a Roma, attraverso la storia, l’archeologia, la cultura, la religione e l’arte dei territori e dei paesi incontrati durante il percorso. 

Fu un documentario importante, venduto in tutto il mondo, che aveva anche un suo significato politico, in quanto fu realizzato con la collaborazione del Governo Cinese che, per la prima volta, autorizzò una troupe straniera ad effettuare delle riprese nei suoi territori. Una collaborazione fortemente simbolica che sanciva anche una distensione nei rapporti tra la Cina e il Giappone. 

Ritornando a “Le Avventure di Marco Polo”, l’anime all’epoca si limitò a fare il suo “sporco lavoro promozionale” e di “introduzione” a quelle tematiche, e venne accantonato senza mai più essere ritrasmesso. 

Ma perché poi sparí completamente? 

Perché l’anime non fu più sfruttato nemmeno dopo che i due autori divennero delle vere e proprie celebrità, osannate sia in Giappone che nel resto del mondo? 

Perché non ci fu mai un’edizione in VHS o in DVD? 

Leggendo qua e là su internet, nei siti italiani (e anche su Wikipedia) si dice che non fu più trasmesso per “un problema legato ai diritti”: niente di più falso.

L’anime non fu più trasmesso perché fu letteralmente perduto.

Per spiegarvi come tutto questo sia potuto succedere, ho bisogno di farvi alcune premesse di tipo tecnico, sperando di non annoiarvi: 

Prima dell’arrivo del digitale, gli anime televisivi venivano, come forse sapete, disegnati e colorati a mano, e “fotografati” su pellicola 16 mm, con una qualità cinematografica. Per ogni episodio veniva prodotta una bobina, ed era quello il cosiddetto “master” il supporto originale che poi veniva “positivizzato”, sonorizzato e riversato su una videocassetta, necessaria per la trasmissione televisiva. 

Le bobine in 16 mm venivano anche duplicate per la distribuzione all’estero e inviate, insieme ad altre bobine di nastro magnetico contenenti il commento sonoro e i rumori di fondo, a cui veniva aggiunto per ogni Paese, nel rendering video, il doppiaggio. 

Gli anime non venivano direttamente esportati su videocassetta poiché i nastri non erano sempre compatibili con i sistemi di trasmissione degli altri Paesi. Esistono, infatti, principalmente tre metodi di “codifica del colore” utilizzati nella televisione analogica: il PAL, il NTSC, e il SECAM, che sono incompatibili tra di loro. Il Giappone, ad esempio, per le sue trasmissioni televisive utilizzava il NTSC, mentre l’Italia utilizzava il PAL. 

Vi sono ovviamente dei sistemi per convertire dei filmati da un sistema all’altro, e spesso vengono utilizzati, ma la resa, in termini di qualità delle immagini è pessima: i colori perdono di brillantezza, vi è una marcata perdita di definizione e inoltre si crea uno sgradevole “effetto scia”, detto “ghosting”, dovuto al diverso numero di frame al secondo per ogni sistema. 

In Italia, però, abbiamo importato Ken Il Guerriero, il primo Gundam, il Remi (nell’edizione Mediaset), e forse altri anime, convertendo il segnale direttamente dal nastro analogico NTSC, e ricorderete che la qualità delle immagini non era per niente buona. 

Per tale ragione, era molto più pratico, all’epoca, esportare gli anime su pellicola, il ché si rivelava utile anche per gli eventuali adattamenti cinematografici locali (soprattutto nel nostro Paese dove ne furono prodotti a decine) ottenuti montando scene dai vari episodi e destinati alle sale. O anche per lo sfruttamento editoriale: ad esempio, la Panini, per le sue figurine tratte da cartoni animati, utilizzava direttamente i fotogrammi ricavati dalla pellicola, che garantivano una resa fedele al 100% dell’immagine catturata. 

Una volta che l’adattamento dell’anime veniva terminato, le bobine venivano restituite alla casa di produzione (o forse, venivano restituite allo scadere dei diritti di sfruttamento dell’opera).

Nel caso di “Le Avventure di Marco Polo”, per via delle difficoltà nell’alternare scene dal vero provenienti da diverse fonti, con scene animate, si optò per il montaggio video analogico (tipo RVM) su nastro magnetico e i master prodotti non furono delle bobine in 16 mm, ma delle videocassette, seppure di altissima qualità, che vennero utilizzate direttamente per la trasmissione e poi archiviate. 

Dopo qualche anno, ci si dimenticò che non esisteva un master in pellicola dell’opera, e le videocassette vennero sovrascritte per la registrazione di altri programmi, come era consuetudine all’epoca, dal momento che quel tipo di cassetta (VTR da 2 pollici) era costosissimo.

Da questo scempio, si salvarono solo il primo e l’ultimo episodio e la serie venne perduta per sempre. 

La NHK inizialmente tenne nascosto il fattaccio, ma quando le pressioni del pubblico giapponese, ma anche internazionale, affinché si potesse rivedere la serie, si fecero sempre più insistenti – soprattutto per la notorietà e il prestigio dei due autori – l’emittente fu costretta ad ammettere che la serie era stata perduta per sempre, spiegandone le ragioni. Ne venne fuori un mezzo scandalo nazionale: si trattava pur sempre della Televisione di Stato e l’opera considerata, a suo modo, un bene pubblico, di proprietà nazionale. 

La NHK cercò di rimediare in tutti i modi, tentando di recuperare almeno le scene animate, anch’esse però, quasi tutte perdute: lo Studio Madhouse pur avendo realizzato i disegni e le scene animate, non si preoccupò di conservare, o di preservare le sequenze, dal momento che non ne deteneva i diritti. 

Si provò allora, tramite un appello, a recuperare il materiale registrato all’epoca sui videoregistratori dal pubblico a casa, ma l’operazione si rivelò un mezzo fallimento: si riuscirono a recuperare parecchi episodi (alcuni forniti addirittura da persone che avevano lavorato alla serie e che avevano registrato degli episodi da casa), seppure in qualità deteriorata, ma si era ben lontani dal recuperare tutta l’opera.

Il “Progetto di Recupero Marco Polo” (come era stato nominato) si arenò ben presto. Fino all’anno scorso. Fino a quando entra in gioco l’Italia. 

L’Italia fu, infatti, l’unico Paese al mondo, oltre all’Iran*, che acquistò ufficialmente la serie, non direttamente dalla NHK, ma tramite la “DISTEL international“, che aveva ottenuto i diritti per la distribuzione internazionale e che aveva, a sua volta, ceduto i diritti di distribuzione in Italia alla società “TED Television Editing Distributors” che commissionò poi l’adattamento italiano.

Per far sí che la qualità delle immagini, nella sua versione esportata, fosse, se non perfetta, almeno accettabile, la NHK incaricò un piccolo studio tecnico di Yokohama, di riversare su pellicola 16 mm i master analogici (le videocassette). In pratica si attuò il processo inverso rispetto a quello che si faceva di solito.

E la serie arrivò in Italia su 43 bobine di pellicola 16 mm, insieme ad altre bobine di nastro magnetico, su cui era incisa la colonna sonora priva del doppiaggio giapponese. Quando l’adattamento italiano fu completato (o forse quando i diritti di sfruttamento cessarono) le bobine vennero restituite, ma non alla NHK, bensì allo studio che gliele aveva fornite, il quale le accantonò nei suoi sotterranei, insieme a migliaia di altre bobine, e dove ci rimasero per ben 40 anni

Sono state scoperte solo per caso, nell’Aprile dell’anno scorso, grazie a un lavoro di inventario. 

L’annuncio del ritrovamento è stato fatto in pompa magna dalla NHK, che ha anche annunciato ufficialmente la possibilità, in futuro, di rilasciare la serie restaurata in 4K. Si è presa però ancora del tempo per riuscire a recuperare tutto il doppiato originale giapponese, e ha rinnovato pubblicamente l’appello a inviare materiale audio, nel caso all’epoca fosse stato registrato da casa. Di molti episodi è già stato recuperato il doppiato, e sembra che il lavoro stia continuando. 

La serie non viene semplicemente ridoppiata da zero, in primo luogo, perché non si possiedono le sceneggiature con i dialoghi, in secondo luogo perché le voci, per i giapponesi, sono importanti quanto le immagini, specie in una serie animata, e l’opera non può considerarsi completamente recuperata, se non vengono recuperati anche i dialoghi originali. Soprattutto, come in questo caso, se a lavorarci furono attori importanti. 

Perché non fu più ritrasmesso nemmeno in Italia? 

La risposta in questo caso va cercata un po’ a tentoni. La mia teoria è che i diritti di distribuzione, che in genere durano 5 anni, non furono più rinnovati. La serie si rivelò un mezzo flop, non tanto in Italia, dove comunque fu trasmesso e replicato dagli inizi del 1982 al 1984, (inizialmente da emittenti locali e da Telemontecarlo, e poi da alcuni network), ma all’estero, dove non trovò nessun mercato.

L’ultima volta che l’opera fu trasmessa nel nostro Paese fu nel 1984, su Italia Uno, ma in una versione rieditata, in cui quasi tutte le scene live-action, e il relativo commento in stile documentaristico del narratore, furono eliminati, per renderla più usufruibile da un target infantile.

Riguardo alla DISTEL International, pare che nel 1983 avesse già chiuso i battenti, almeno per quanto riguarda i suoi uffici italiani. Non c’era quindi l’interesse da parte di nessuno a ottenere i diritti per la trasmissione nel nostro Paese, o per una nuova distribuzione, visto anche il mediocre successo. Inoltre, seppure qualche altra compagnia di distribuzione o qualche emittente nostrana, fosse stata interessata a ricomprare l’opera, non avrebbe potuto farlo: la serie non era più in catalogo, poiché la NHK non sarebbe stata in grado di procurare i master, fossero essi in pellicola o in cassetta, in quanto perduti.

Nell’ambiente italiano degli appassionati e dei collezionisti si è cercato di recuperare l’intera opera attraverso le registrazioni amatoriali della trasmissione su videocassetta, con i loghi delle emittenti che la mandarono in onda, ma il materiale recuperato arriva, più o meno, fino ai primi 20 episodi. Circolano, tra pochi collezionisti, i restanti episodi, ricavati dai master magnetici che furono utilizzati per la trasmissione in Iran, che sono anche di ottima qualità, ma sono privi del doppiaggio italiano.

Al momento dunque, in Italia, l’opera, nella sua versione integrale, con l’adattamento italiano, NON ESISTE. Ci sarebbe da appurare dove siano finiti, se esistono ancora, i master italiani, le videocassette con il doppiaggio italiano, che venivano utilizzate e duplicate per la distribuzione italiana, ma finora non sono state trovate.

Riguardo all’adattamento italiano, un’ultima doverosa menzione va fatta alle due canzoni nostrane della serie, le sigle di apertura e chiusura: L’oriente di Marco Polo (composta dall’immenso Stelvio Cipriani) e Marco Polo, entrambe eseguite dai fratelli De Angelis. Specie la sigla di chiusura, la marcetta “Marco Polo è ritornato, è tornato dall’Oriente…” è a mio avviso una delle più belle sigle italiane di tutti i tempi, e contribuí non di poco al (seppur) modesto successo italiano di questa opera, che si spera di poter presto rivedere in una versione restaurata.

© Recensioni Malsane

Ringrazio davvero di cuore l’amico ed esperto Lucio Sanesi, che mi ha fornito ulteriori e preziosissime informazioni sulle vicende, soprattutto italiane, riguardo alla distribuzione e alla trasmissione dell’anime.

Fonti:

*La serie fu trasmessa anche in Portogallo, ma nella sua edizione italiana, con le sigle degli Oliver Onions, e forse non fu nemmeno ridoppiata.

https://ja.wikipedia.org/wiki/アニメーション紀行_マルコ・ポーロの冒険

https://www.nhk.or.jp/archives/hakkutsu/news/detail282.html

https://www.nhk.or.jp/archives/hakkutsu/news/detail246.html

https://en.wikipedia.org/wiki/The_Silk_Road_(Japanese_TV_series)

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