La leggenda di Patrizio Esposito, cantante neomelodico

Verso la fine degli anni ’60, la musica napoletana vide la nascita di un sottogenere “pulp” che diventò ben presto popolarissimo, e che affondava le sue radici nella musica “da giacca”, un tipo di canzone spesso inserita nelle sceneggiate, una forma di teatro musicale popolare e che fu molto in voga a Napoli fino a qualche decennio fa. Le tematiche erano la vendetta, i “carcerati”, l’omicidio d’onore, i drammi familiari, il contrabbando e cose così. 
Re indiscusso di questo sottogenere “malavitoso” era, come sappiamo tutti, Mario Merola, ma c’erano anche il severissimo Pino Mauro (a contendersi la paternità di questo nuovo genere), Mario Trevi e tantissimi altri. 

Patrizio veniva da quella “scuola”: anche lui quando iniziò la sua carriera faceva sceneggiate e cantava quel genere di canzoni, ed era quello il solco che si seguiva per avere successo in quel “mercato”, alimentato con grande profitto soprattutto dai fratelli Barrucci e dalla loro Zeus Records, casa discografica locale, ma floridissima a quei tempi. 

E di successo Patrizio ne ebbe tanto.

Patrizio era giovanissimo, bello, talentuoso, alla moda, una vera e propria popstar, con tanto di fanatismi e isterismi teenageriali da parte dei fans. Un proto Justin Bieber a portata di mano per feste patronali, ricevimenti matrimoniali, concerti rionali. Nella metà degli anni 70, quando era ancora un ragazzino, era uno dei divi più noti e più pagati della musica napoletana popolare, un mercato non solo locale ma che si estendeva in tutto il Sud della Penisola. 

A distanza di quasi dieci anni da quei fasti e da quelle glorie, il cantante veniva trovato morto nella sua auto per overdose di eroina. Aveva 24 anni. 
Era il 27 Gennaio del 1984. 
Fu un metronotte ad avvisare alle 5 del mattino i carabinieri, avendo notato due persone, che “sembravano morte”, in una Simca parcheggiata nel quartiere Barra, nella seconda traversa Villa Bisignano. 
Il ragazzo che era con Patrizio, Francesco P. di 22 anni, si svegliò dal suo torpore, ma per Patrizio non ci fu niente da fare: morto per overdose. L’amico racconterà che si erano appartati per iniettarsi delle dosi di eroina, ma che Patrizio “esagerò”.

Il cantante era tossicodipendente da 6 anni. Una dipendenza che aveva avuto effetti disastrosi sulla sua vita e sulla sua carriera. Patrizio passò in breve tempo dall’ essere una delle colonne portanti della musica napoletana, al finire tra le mani di gente senza scrupoli, che lo sfruttò anche come cantante, e gli fece toccare il fondo, quando un anno prima della sua morte il cantante fu denunciato per aver partecipato a un furto. Si racconta che in pochi anni dilapidò 300.000.000 di lire per via della sua dipendenza. 
Nonostante i problemi, il pubblico non lo abbandonò mai. Il giovane era amatissimo dai napoletani, un affetto ricambiato con onestà, anche denunciando apertamente e spietatamente la sua tossicodipendenza in canzoni come Teng Vint’ann e La mia vita continua. Come in un ultimo grido d’aiuto.
Per questo, nonostante tutti i guai, i discografici ancora lo corteggiavano nella speranza e col proposito ritornasse sulla “retta via”. Che si disintossicasse definitivamente. 
Alla Zeus Records ancora gli aprivano le porte. 
Nel 1984 si stava vivendo l’esplosione nazionale del neomelodismo. L’exploit commerciale di Nino D’Angelo che aveva sfondato le pareti regionali del business, aveva aperto le porte anche a un esercito di neo melodici, che cavalcavano l’onda dell’inedito interesse nazionale per il genere. Patrizio non poteva non sedersi a quella tavola, visto che era il caposcuola di quella nuova generazione di cantanti, Nino D’Angelo incluso. 
E a investire ancora su Patrizio (questo a rimarcare l’enorme popolarità del cantante nonostante la sua conclamata tossicodipendenza) fu anche Niní Grassia, che aveva appena fondato una società di produzione cinematografica e che aveva messo sotto contratto il ragazzo per 85.000.000 di lire, per la partecipazione come attore in tre film. 
Patrizio non fece in tempo ad affrontare il suo “rilancio”.  Nel primo film, Il Cantante e il Campione (un progetto già avviato quando il cantante morí) il ruolo da protagonista destinato al cantante fu affidato a un semi sconosciuto Marc Daimon.

Persone che gli hanno voluto bene, del resto, e che hanno creduto in lui, ne ha sempre avute, sin dall’inizio, sin da quando Salvatore Tutino, un commerciante di scarpe e autore di canzoni, incantato dalla voce di quel ragazzino così talentuoso, dalla “schiettezza così autenticamente napoletana del suo canto”, decide di strapparlo a un destino già segnato tra i vicoli napoletani e di finanziarlo ad appena 13 anni per la produzione di un 45 giri Papà è Natale le cui vendite non sono mai state quantificate, ma che si dice ammontino a 900.000 copie. Numeri del tutto credibili se si pensa che in tutto il Sud Italia, questa canzone è tuttora molto popolare. 

Il debutto fu così dirompente che al ragazzo nel 1975 fu anche chiesto di partecipare come attore a uno sceneggiato televisivo per la Rai, Il Marsigliese. Chi meglio di lui poteva incarnare a quei tempi il personaggio dello scugnizzo? 

Al suo terzo album, Cristallo, Patrizio aveva 16 anni e il suo cachet era già di 300.000 lire a serata, quasi quanto quello di mostri sacri come Mario Merola. 
Se quest’ultimo era il Re in quell’ambiente, Patrizio ne era già sicuramente il Principe.

Quando si dice che Patrizio inventò la canzone “neomelodica” è perchė nella seconda parte della sua produzione, che si inaugura con l’album I miei 18 anni, Patrizio abbandonò totalmente le tematiche care alla sceneggiata per parlare di altro, ovvero di questioni sentimentali o comunque “leggere”, e avvicinandosi nello stile delle composizioni al pop in voga in quegli anni, in una sorta di contaminazione, pur mantendo la stessa impostazione di canto (per i detrattori: nasale). Era il 1978. Fu questa la novità che poi fu presumibilmente seguita anche da Nino D’Angelo (anche se c’è chi dice il contrario), dal siciliano Carmelo Zappulla e tanti altri. Sono in tanti a sostenere infatti, che Patrizio fu il primo cantante neomelodico della storia. 
Patrizio e Nino D’Angelo, in quanto a stile, erano davvero simili. Stride parecchio dunque quando in qualche intervista l’ex caschetto biondo rivendica orgogliosamente la paternità del genere neomelodico come se Patrizio non fosse mai esistito. Questioni mai chiarite. E il tutto sembra destinato ad essere consegnato alla Leggenda, al Mito. 

E quella di Patrizio appare effettivamente come una leggenda. I suoi dischi sono ancora in commercio, e l’intera discografia dell’artista è disponibile su Spotify. Su Youtube i suoi video superano anche il milione di visualizzazioni. Ma tutto quello che si sa su di lui, e che riguarda la sua vita privata, o aneddoti sulla sua carriera, pare ci sia silenzio e confusione, e il tutto è avvolto da un alone di mistero, da informazioni mai confermate, inesatte e contrastanti, da dubbi e (molte) diceríe. Niente su Patrizio sembra ufficiale.

Di concreto, e di certo, su di lui ci rimangono 10 album di inediti e pochi filmati d’archivio caricati su Youtube, in trasmissioni musicali di emittenti locali nei primi anni 80, e in cui il cantante appare stanco e visibilmente consumato dalla tossicodipendenza,
C’e’ anche il filmato di una partecipazione a Domenica In, che probabilmente risale al 1979 e presentato da un sarcastico e odioso Pippo Baudo, e in cui il giovane cantante si esibisce nel playback di un suo brano in lingua italiana, testimonianza di un successo che varcava i confini regionali.  
Ci sono alcune pagine su Facebook, che lo ricordano e lo celebrano, tra cui un gruppo privato a cui partecipano persone che conoscevano personalmente il cantante, e che ringrazio perché è da lì che ho ricavato le uniche, poche informazioni attendibili.

Mi stupisce davvero che mai nessuno si sia preso la briga di ricostruire le vicende dettagliate di questo personaggio, o di scriverci una biografia. Che mai a nessun giornalista o documentarista sia venuto in mente di raccontarne la storia. Che mai a nessuna mente illuminata di realizzarci una Fiction.

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